Scrivo per colmare il mio senso d'incostanza. L'Urgenza, a volte frenetica, di prendere respiro e di riorganizzare il tutto. Settimane lontano da internet, come fosse il centro del mondo, come se la vita fosse tornare venti volte sulla stessa pagina sperando che sia cambiato qualcosa. Quale droga stiamo cercando di assumere facendo finta di niente?
Riuscirò mai a rallentare questo tortuoso vorticare che mi dà il capogiro?
Conosco a memoria ogni sillaba della mia vita. E ignoro tutto. E non riesco a sentirmi a posto neanche quando mi sento in bilico. Troverò una cura? O lascerò passare anche queste sere, e mi ritufferò nei giorni di sempre e nelle novità incostanti che riempiono le mie giornate a rincorrere il mansionario, che tutto prevede, e tutto processa.
Intervengo sui miei respiri mantenendo alto il livello di ossigeno. Forse mi sono solo rotto le scatole. Prendere possesso del proprio tempo, e dei propri sforzi, ed incanalarli in una risposta più funzionale rispetto al semplice sopravvivere. Combattere aiuta a combattere, soprattutto quando c'è una battaglia. Ma perdo il senso e anche l'interesse, perchè so di voler volare altrove, alla ricerca di un tempo perduto. Rimescolo le carte nel mazzo e scopro partite buone, e mani diverse mai giocate. Il problema è che non mi portano a niente.
Il segreto non è cambiare mazzo.
Il segreto, è diventare il mazziere.
mercoledì 2 dicembre 2009
lunedì 12 ottobre 2009
La vita sullo stendino
Appeso sotto un lampione come un pipistrello. Respiro a tentoni la sera mentre trattengo conati di tosse per non rompere la sinfonia del vento. Vorrei aver bisogno di un dottore. Vorrei non aver bisogno di quello che manca. Sto guardando la roba stesa ad asciugare, mentre ondeggia al passare delle auto.
Mi sento così.
Steso ad asciugare. Ondeggio verso il vuoto, tenuto da un filo soltanto. Ho certezze che gocciolano pesanti come zavorre, e mi corrono su tutto il corpo, trascinandomi giù.
Ma non cado.
Neppure dopo che l'ennesima certezza se n'è andata, schiantata al suolo. Ho speranze forti, stanotte, che tengono le mollette e che mi permettono il domani.
Quando sarò asciutto e pronto. E profumato dentro.
Mi sento così.
Steso ad asciugare. Ondeggio verso il vuoto, tenuto da un filo soltanto. Ho certezze che gocciolano pesanti come zavorre, e mi corrono su tutto il corpo, trascinandomi giù.
Ma non cado.
Neppure dopo che l'ennesima certezza se n'è andata, schiantata al suolo. Ho speranze forti, stanotte, che tengono le mollette e che mi permettono il domani.
Quando sarò asciutto e pronto. E profumato dentro.
sabato 10 ottobre 2009
mercoledì 7 ottobre 2009
Turno di notte
Penso spesso la notte. Correre, cercare, boccheggiare. Mandare giù con la gola infiammata, come avessi un coltello piantato dentro. Tornare sui miei passi. Ripetere cento volte le stesse azioni, una volta di troppo i miei errori, disconoscere me stesso fino a ritrovare alieno il mio odore. Sono preda di perenne incostanza, di morbida inefficienza. Dormo a ogni ora possibile. Penso spesso la notte. Sento che tutto cambia ogni momento. Rumori lontani, sconosciuti, mantengono alto il mio livello di guardia. Non guardo attraverso i vetri per paura di vedere qualcos'altro oltre al mio riflesso nel buio di fuori. Ignoro tutto il male che potrebbe accadere, perchè rischio semplicemente vivendo. Penso spesso la notte. Sento l'acqua di quel maledetto termosifone mentre gocciola sul pavimento costantemente, regolarmente. Con vibrazioni sonore opportunamente calibrate per farmi impazzire. So che devo tagliarmi i capelli. Sono quasi troppo stanco per respirare. Non conta più che giorno è. Non sono vittima della settimana, schiavo del tempo ordinario. Ascolto il mio gonfiare il futuro soffiandoci dentro, finchè non cresce abbastanza da coricarsi sul soffitto. Mi alzo ancora col buio, giocando col silenzio a chi fa più rumore. Cerco l'alba strappandola da dietro ai monti, perchè ho bisogno di portarla dentro il corridoio.
Penso spesso la notte. Spesso, penso troppo davvero.
Penso spesso la notte. Spesso, penso troppo davvero.
martedì 14 luglio 2009
Roba da felini, da felici, e da fenici
Non hai ancora capito che sono le tue debolezze, proprio quelle che cerchi di nascondere a tutti, che ti rendono così forte e così speciale?
mercoledì 3 giugno 2009
Non cambia mai nulla
Vuoto. Totalmente.
Totalmente pieno di vuoto.
E ancora, e ancora. E ancora. Quanto ancora durerà questa giostra? Non ho giri fortunati da un bel po', e credo ormai di aver finito i gettoni. Sono vittima di un giostraio crudele, di un dio dei tamburi che fa il buono e il cattivo tempo, che finge di amarmi, che finge di volermi. Che finge.
La realtà è che è buono con le parole, e continua a confezionarmi ricette che ormai non trovo più di alcun sapore, perchè niente è più di mio gusto. Continuo a restare avvolto nella plastica, soffocato da questa finta innocenza che non lascia scampo. Quello scacco che mi coglie ogni volta, quelle negazioni assurde, quel bisogno di fare tutt'altro, sempre, facendo finta di avere il tempo per tutto.
Ti sei proposto come la stella più brillante, come lo splendido di fronte a cui inchinarsi. Io speravo che almeno lì sotto ci fosse la pelle dell'onesto lavoratore. Lentamente si è sbriciolata anche questa speranza. L'evindenza ha vinto fragorosa, stucchevole, megera.
La realtà è che sei fiero solo di te stesso, e delle tue bugie.
Non fa per me, ragazzino. Sono un cavaliere, io. Cavalco sogni che mi porterebbero lontano, se non ci fossi tu. E sono stufo di pendere e dipendere da quello che vuoi, come un giochino di un bamboccio annoiato.
So cosa devo fare. So quale è la via. Continuare. Ancora e ancora, ed avanzare un centimetro ogni passo, un passo dopo l'altro, inesorabile. E se anche, trascinando te, percorrerò un metro nel triplo del tempo, l'avrò percorso comunque. E domani, quando taglierò queste catene, ti lascierò indietro miglia, e respirerai la mia polvere. E dovrai accecarti gli occhi alzando la testa verso il sole, per vedere quanto in alto sto volando.
O forse, non succederà niente. Ma garantisco.
Ogni posto in cui andrò senza di te,
sarà comunque più in alto di dove sono ora, qui, insieme a te.
Totalmente pieno di vuoto.
E ancora, e ancora. E ancora. Quanto ancora durerà questa giostra? Non ho giri fortunati da un bel po', e credo ormai di aver finito i gettoni. Sono vittima di un giostraio crudele, di un dio dei tamburi che fa il buono e il cattivo tempo, che finge di amarmi, che finge di volermi. Che finge.
La realtà è che è buono con le parole, e continua a confezionarmi ricette che ormai non trovo più di alcun sapore, perchè niente è più di mio gusto. Continuo a restare avvolto nella plastica, soffocato da questa finta innocenza che non lascia scampo. Quello scacco che mi coglie ogni volta, quelle negazioni assurde, quel bisogno di fare tutt'altro, sempre, facendo finta di avere il tempo per tutto.
Ti sei proposto come la stella più brillante, come lo splendido di fronte a cui inchinarsi. Io speravo che almeno lì sotto ci fosse la pelle dell'onesto lavoratore. Lentamente si è sbriciolata anche questa speranza. L'evindenza ha vinto fragorosa, stucchevole, megera.
La realtà è che sei fiero solo di te stesso, e delle tue bugie.
Non fa per me, ragazzino. Sono un cavaliere, io. Cavalco sogni che mi porterebbero lontano, se non ci fossi tu. E sono stufo di pendere e dipendere da quello che vuoi, come un giochino di un bamboccio annoiato.
So cosa devo fare. So quale è la via. Continuare. Ancora e ancora, ed avanzare un centimetro ogni passo, un passo dopo l'altro, inesorabile. E se anche, trascinando te, percorrerò un metro nel triplo del tempo, l'avrò percorso comunque. E domani, quando taglierò queste catene, ti lascierò indietro miglia, e respirerai la mia polvere. E dovrai accecarti gli occhi alzando la testa verso il sole, per vedere quanto in alto sto volando.
O forse, non succederà niente. Ma garantisco.
Ogni posto in cui andrò senza di te,
sarà comunque più in alto di dove sono ora, qui, insieme a te.
sabato 25 aprile 2009
5.25
Il soffitto mi sospira leggero sulla faccia. Forse ho le allucinazioni, ma si alza e si abbassa dolcemente. Non voglio svegliarlo con qualche rumore insulso. e le due ore di veglia mi hanno regalato dolci paranoie in cui ritrovare questa vecchia pelle che mi sta addosso.
5.25
Sento il respiro pesante degli angeli. Rubo loro le ali per vedere dall'alto ogni luce del mondo. per sentire il vento freddo dell'alba accarezzarmi i capelli.
5.25
Non c'è ragione migliore dell'avere ragione.
Dimmi che sbaglio.
Non c'è ragione migliore per avere torto.
Vivere è la ragione migliore per avere te.
5.25
Sento il respiro pesante degli angeli. Rubo loro le ali per vedere dall'alto ogni luce del mondo. per sentire il vento freddo dell'alba accarezzarmi i capelli.
5.25
Non c'è ragione migliore dell'avere ragione.
Dimmi che sbaglio.
Non c'è ragione migliore per avere torto.
Vivere è la ragione migliore per avere te.
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